The Candidationship

ovvero perché mi sono infilato in sta faccenda

Sta storia del candidarsi è scomoda assai. Non so altrove, ma in Valle se uno finisce nella categoria del wannabe politico si sente come una un po’ sovrappeso che si mette un abito attillato: tutti guardano il rotolino invece del vestito e si perde un sacco di tempo e di energie a giustificarsi invece che a produrre idee per provare a sistemare le grane, prevenire i problemi o a inventarsi progetti.

C’è una sorta di sadismo da parte della cd. Società Civile – dalla quale sei irrimediabilmente sradicato non appena ti infili in una lista – nei confronti dei candidati, un po’ come quando, da moccioso, il giorno del tuo compleanno sei sì il festeggiato ma devi accettare con un amabile sorriso ogni scherzo che ti viene fatto.

Se offri da bere ti senti come il viscidone al bancone che ci prova con la barista, se glissi sul tema “giro di prosecchini” appari come uno snob e un rabbino.

Potevi fare altro. In effetti sì, se non fosse che chi non prova a cambiare quelle due cose che magari sono nelle sue possibilità poi non può lamentarsi dello status quo. Cioè sì, può lamentarsi, tipo al bar davanti a un campari col bianco.

Quindi eccomi qua a fare una campagna elettorale asimmetrica e non ortodossa. Vi dico due cose di me, ma proprio due perché le altre non credo vi interessino.

Giuliano Laurent Morelli a.k.a. Jules, classe 1981, di Villeneuve con ascendenti a Valsavarenche e in Lunigiana. Due valli famose per la ragionevolezza dei propri abitanti. Ragionevoli come un messicano fatto di crack ai comandi di un Panzer IV.

Di professione designer, parola odiosa, abusata quanto una benzodiazepina, usata per dire che mi occupo di disegnare delle cose, impaginarne delle altre e fare in modo che il vostro dannato sito sembri decente anche visto dallo smartphone della zia. Un tempo professionalità da menosi, oggi ridotta al rango di manovalanza informatica. Grazie, crisi.

Davvero, i miei hobbies non vi interessano.

Questa è la mia immagine del profilo di Facebook da tipo 3 anni, fatto che mi qualifica come antisocial; non credo che la cambierò mettendo quella dei manifesti. Potrebbe succedere, ma forse no.

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Sono candidato nella lista dell’Union Valdôtaine Progressiste, perché fin dalla sua nascita nel 2013, credo sia l’unico Movimento che possa traghettare l’autonomismo valdostano old-school nel futuro tenendo quasi tutto il buono e buttando quasi tutto il peggio. Sento già i mormorii dal fondo sala. Ok mi spiego meglio, con un bell’elenco puntato che fa tanto infografica dei poveri, chic ma understatement.

UVP ha dimostrato di:

  • Avere abbastanza forza muscolare per poter cambiare le cose davvero (e non sui post di fb)
  • Aver voglia di sporcarsi le mani lavorando, il che significa che poi in effetti hai le mani sporche, che fa inorridire le anime belle che denunciano, denunciano ma stanno a casa al sicuro e all’asciutto.
  • Essere libera da molti pregiudizi che attanagliano la politica valligiana e di avere coraggio e visione strategica per portare a casa qualche risultato
  • Avere una notevole apertura mentale, tanto da avere in lista uno come me e lasciargli dire certe cose.
In più zero indagati, condannati, in attesa di giudizio, sospesi da pubblici incarichi, bannati dai forum degli 1direction, zero: tutta gente pulita.
Il peggiore sono io, che ho la tessera della biblio sospesa.
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Avete presente i tipi come quello qui sopra, generalmente seduti al bar davanti al seggio elettorale?

Si vedono in giro dalle vostre parti solo il giorno delle elezioni: ordinano un caffé e un amaro e stanno lì 20 ore a guardare chi entra e chi esce, giusto per ricordarti di «votare giusto».

Bene, li abbiamo nerfati di brutto. 

Se quest'anno, alle elezioni, in cabina elettorale vi sentirete meno gli occhi addosso e vi verrà voglia di votare quello che vi pare invece di quello che qualcuno si aspetta da voi, è grazie a UVP che si è sbattuta a mille per cambiare le regole e ottenere lo spoglio centralizzato: non più scrutini nel comune in cui si vota, zero controllo del voto. Le triplette combinatorie della kabbalah de inquie fanno parte del passato.

Prego, non c'è di che.

Poi come ogni roba fatta da persone e fatta di persone, UVP ha commesso errori, scivoloni e ha avuto anche la sua discreta dose di sfighe e qualche colpo fortunato.

Ci sono forze politiche che fanno un super figurone dai banchi dell’opposizione, le ditina ammonitrici sempre alzate a denunciare; ma poi al Momento della Quaglia, si avvicinano, annusano e dopo si ritraggono indignate e offese perché « non c'erano le condizioni Leggi: «seduti ad un tavolo con altri dobbiamo fare compromessi e scendere a patti e sta cosa ci scompensa di brutto» per e blabla » e poi di nuovo all’opposizione, armati di un cucchiaino da dolce.

Allora, laissez moi dire que così è un po’ facile e parecchio paraculo.

UVP ha picchiato duro quando era all’opposizione, poi ha lavorato per rovesciare lo stato delle cose e, nel poco tempo che è stata al governo, è riuscita a rammendare un po’ dello sfacelo che si è trovata in eredità e a portare a casa qualche risultato.

Facendo delle scelte e dei compromessi.

Perché in politica si fanno compromessi, altrimenti o vi piace la dittatura o avete sbagliato gioco da tavolo.

Scagli la prima pietra.

O come va di moda adesso tra i copy:

Scagli la prima. Pietra!

Autonomia da bar o Autonomia integrale?

Visto che parlare di indipendenza fa così poco elegante

Chi non mi conosce già, prima o poi leggerà da qualche parte che la lista UVP ha tra le sue fila un indipendentista. È il caso di dire due parole in merito perché l’argomento si presta a semplificazioni, giudizi salomonici e a strumentalizzazioni blabla.

Un buon punto di partenza sarebbe innanzitutto quello di capire cosa si intende per Autonomia. Questa parola ci è stata propinata come condimento a qualunque argomento inerente la politica valdostana per trent’anni abbondanti. Attacchi all’autonomia, difesa dell’autonomia, rilancio dell’autonomia, in Valle sono (erano?) tutti autonomisti, pure i fasci, ad un certo punto. Si tratta, qua da noi, di una di quelle paroline magiche come grazie, per favore, democrazia, dialogo, che, messa in una frase la rende subito più educata. Anche se non c’entra nulla o quasi. Risultato, nessuno sa più cosa sia e, quel che è peggio nessuno sa come difenderla nel caso che venisse attaccata.

Woah, dude, did they attack autonomia today as well?

Damn, homie, dunno, rly. I guess so, I mean, no idea.

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Chi di voi ha giocato a Europa Universalis sa che, se di mestiere fai il monarca assoluto, governare uno stato centralizzato è il top per avere i proventi delle tasse tutti nello stesso posto, pronti da essere spesi per invadere il Roussillon, convertire quei dannati Valdesi alla vera fede o finanziare il miglioramento delle tue relazioni diplomatiche con gli Asburgo.

Io comando, tutti obbediscono. La mia autorità è suprema in tutto il mio regno. Easy.

Ecco, diciamo che questo è il grado zero dell’autonomia, ossia la provincia X facente parte dello stato Y l’autonomia non ce l’ha. Zero. Niet.

La Valle d’Aosta nella sua storia ha potuto usufruire di un tot di autonomia, in più di un’occasione: per via di consuetudini antiche, di vassalli tignosi, di gentili concessioni imperiali, di cocciutaggine di un popolo abituato a fare un po’ come gli pare e più semplicemente perché si tratta di un dannato posto impervio e marginale con due valichi alpini importanti: non c’era poi tutta sta necessità di incaponirsi contro un popolo così piccolo.

Venendo al nostro tempo, la Valle, ha goduto (e ancora gode, meno, ma gode, fidatevi) di un certo livello di autonomia dal dopoguerra ad oggi, ma questa ora sembra essere svuotata di senso così come impoverita di portafoglio.

Bene, la soluzione è procurarsi più Can't have enough autonomia autonomia. Tutto qua? Sì, recuperare l’autonomia perduta e, sullo slancio, ampliarla di brutto.

Il concetto è che le leggi che valgono a Modena o a Palermo non possono andare bene al 100% in Valle, quindi ci serve autonomia per poterle fare noi, al meglio o quantomeno come ci pare giusto.

L’indipendenza è sostanzialmente lo zenith dell’autonomia.

L’indipendenza assoluta non esiste da parecchi secoli ormai, forse solo gli abitanti dell’ Isola di Pasqua Gli abitanti dell'Isola di Pasqua tagliarono tutti gli alberi che c'erano e sono morti di fame, tipo. Ricordarsi di non tagliare tutti gli alberi una volta raggiunta l'indipendenza. erano indipendenti davvero, principalmente perché nessuno sapeva che c’erano.

Indipendenza, TL;DR:

  • Zero Autonomia

  • Un po' di Autonomia

  • Ancora un po' più di Autonomia

  • Un botto di Autonomia

  • Indipendenza!

Quindi con indipendenza parliamo di un grado di autonomia sufficiente a fare le proprie leggi e a gestire le proprie cose.

Noi indipendentisti non abbiamo la fissa risorgimentale tardo-romantica di avere la nostra bandierina, le ambasciate e la dogana a Pont-Saint-Martin: è solo che vogliamo poter fare leggi moderne per risolvere problemi attuali e cogliere opportunità prima che queste si vaporizzino o se le mangino i cinesi. State calmi.

insomma: autonomia integrale

un po’ come il Deltone, solo più elegante

futuro-di-una-volta

è stato bello finché è durato

(prima di parlare di future è sempre meglio capire un po' di past)

Quando ero un moccioso, la Valle d’Aosta si trovava in una situazione tipo quando senti che il pasticcone con su scritto “Riparto Fiscale”, che ti sei calato con un gin tronic venti minuti fa, comincia finalmente a salire.

Per farla breve eravamo in botta molesta da soldi

La classe dirigente di allora si trovò davvero da un giorno all’altro con una sbordellata di liquidità nelle casse regionali al punto che, come fa ogni arrisciuto overnight, bam! li spendi subito e male.

Se vuoi capire le dinamiche del trip finanziario della VdA c’è sto libro qua di Lorenzo Piccinno che spiega tutta la situa nel dettaglio.

once you get high

I capoccia della VdA di quegli anni, di qualunque partito facessero parte, finanziarono di tutto, robe insensate, robe dannose, anche robe che alla fine furono utili perché dai, se hai mille palline, a beer pong un paio di colpi li azzecchi, è statistica.

Ma quel che è peggio è che con quei soldi si comprarono i valdostani.

Si mise su un mega sistemone di contributi, incentivi, risarcimenti, eccetera per cui le attività dei valdostani finirono per diventare tutte dipendenti dai quattrini pubblici. E chi non aveva un’attività? Beh lo assumiamo in Regione!

Risultati:

  • le imprese valdostane erano drogate, completamente non competitive e fuori mercato se non in Valle e non svilupparono (tranne poche virtuose eccezioni) le qualità e i metodi per fare davvero business bene
  • I valdostani erano tutti più o meno a libro paga della regione, ma con il ricatto elettorale che se volevi anche l’anno prossimo la tua dose di robba ($), tac – sai già chi devi votare, bello.
  • La vecchia classe politica VdA, era così abituata a fare il bello e il cattivo tempo che non si è mai domandata se la pacchia potesse finire e ha continuato come se niente fosse, senza neppure tentare di rinnovarsi o di aggiornarsi, così, fosse soltanto per darsi un tono.

you gotta get down

Poi, dei gentiluomini mericani decisero di mischiare titoli tossici ai titoli del mercato dei mutui immobiliari per allungare un po’ il brodo. Quando sta schifezza scoppiò, ehi: erano finiti i soldi, per tutti, pure per Mamma Regione.

Solo che qua da noi, cazzo arcipuffolina, non eravamo mica pronti a camminare con le nostre gambe. Per giunta in tempo di crisi.

Fai stagionare sta situa qualche annetto ed eccoci qua, con i populismi carichi come stufe sotto steroidi, a reclamare le teste di chi ci ha inchiappettato (ma raga, eravamo maggiorenni & consenzienti, c’è poco da reclamare).

Ora la tentazione di votare chi è già lì in piazza che smaronna con le istruzioni per costruire la ghigliottina dell’ikea, c’è. Eccome.

Ma la storia insegna che  gli abusi di potere conducono alle rivolte e le rivolte spesso sono peggio degli abusi di potere © Klemens von Metternich, 1814

Ma votando i giacobini rischiamo di buttare il bambino con l’acqua sporca, proprio in un momento in cui a Roma la faccenda delle Regioni a statuto speciale comincia a prudere male. Non so voi, ma io non voglio morire in Provincia di Torino.

Quindi raga, il mio consiglio è di votare chi ha saputo rompere con lo status quo, picchiare quando c’era da picchiare, ma sempre tenendo in mente che l’autonomia è quello che ci rende valdostani e l’essere valdostani è quello che ci sprona ad essere autonomi.

when in trouble, go BIG

Quando tutto sembra perduto ti trovi in una situazione che ti permette di giocarti il tutto per tutto, perché tanto ormai hai poco da perdere.

Quindi bon, approfittiamo delle contingenze per puntare alto, cambiare paradigma e pensare in grande.

Tipo: perché continuare a finanziare poco (perché i quattrini sono pochi) e male delle realtà che, nella migliore delle ipotesi, i soldi che ricevono servono solo a tirare a campare?

Tutti quei capannoni dismessi e fatiscenti che punteggiano il fondo Valle, non si starebbe meglio senza? Turisticamente parlando, eh.

Siamo una valle alpina circondata dalle cime più maestose da qui al Brahmaputra, con un castello medioevale ogni tre passi e con resti romani super conservati bene: dobbiamo per forza avere anche un reparto industriale old-school?

Fonti rinnovabili, temperature rigide Server farms, render farms, centri mining per criptovalute, calcolo distribuito: è tutta roba che ha bisogno di 2 cose fondamentalmente: Energia elettrica e freddo, per raffreddare i circuiti. Makes sense? (specialmente in quota) e sport invernali. Conosco un sacco di geek e sviluppatori che verrebbero a studiare e a lavorare in Valle se solo questa offrisse un’università che insegna roba che servirà davvero nel futuro e ci fossero le condizioni per creare start-up innovative, banda ultra-larga e magari uno sconto agli impianti di risalita per i nerdoni che studiano e lavorano in valle.

Macron in Francia sta spingendo duro insieme al suo nerd nazionale Cédric Villani per creare una Silicon Valley nel dipartimento dell’Essonne. Perché non possiamo farlo qui da noi anche?

Perché non creiamo una rete integrata che condivida strategia, amministrazione e marketing, che unisca Turismo, Cultura e Agricolutura in Valle? Avete presente i soldi che si potrebbero tirare su?

Perché dobbiamo seeeeeeempre stare a museizzare qualunque cosa del nostro passato bacàn (che per chi è valdostano ma non è bacàn è una noia mortale – e, hey, sono mezzo bacàn, so di cosa parlo) invece di scrivere della nuova tradizione valdostana semplicemente facendo cose nuove e fighe?

cdric-villani
Cédric VillaniQuesto qua è il super nerdone governativo francese che sta facendo la Silicon Valley de la Baguette e che si veste ancora come quando era in classe con Hermione Granger. Ah, è stato eletto con pieni voti nella circoscrizione elettorale dell'Essonne, in Francia. Cosa si evince da ciò? Che anche un nerdone può fare il politico: vota Giuliano Morelli (n° 25). Grazie.

Ci sono un sacco di cose che si possono fare in Valle per creare lavoro, ricchezza e orgoglio di noi stessi, basta solo guardare un po’ più in là delle miserie dell’oggi e non votare chi vuole distruggere tutto capitalizzando sulla paura o sulla rabbia (o chi, gira che ti rigira, è sempre lì, da tipo 40 anni)

Non esiste più il futuro di una volta: non diamo retta a chi propone soluzioni che avrebbe dovuto proporre 30 anni fa.

Sbattiamoci per realizzare il futuro del futuro. 

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